Get to know me

Sono Giulia e ho 18 anni.

Sono nell’età dell’assenza del grigio: bianco o nero, si o no, odio o amore. I miei sentimenti sono in continua evoluzione, tendo ad andare d’accordo con tutti nonostante qualche battibecco qua e là dovuto alla mia incapacità di tenere la bocca chiusa e adeguarmi ad atteggiamenti che mi infastidiscono.

Ho ricevuto tanto amore (nonostante assenze importanti) e non ho mai sofferto di carenze d’affetto, grazie alla persona che con il tempo ho imparato a riconoscere come il mio idolo, la mia mamma. Grazie a mia madre ho conosciuto l’amore puro e incondizionato e ho imparato a non accontentarmi di rapporti superficiali, ne’ in amicizia ne’ in ambito sentimentale. Il mio essere “selettiva” in questo senso spesso mi rende le cose un po’ più difficili. Nonostante ciò, credo sia una delle mie più grandi qualità.

Sono socievole, mi piace sorridere ed essere cordiale ma riservo i miei sentimenti più profondi per coloro che dimostrano di sapermi dare l’affetto che mi merito, non di più ne’ di meno. Per questo ho la fortuna di poter piangere e ridere sulle spalle di persone senza le quali potrei vivere (la mia mamma mi ha anche insegnato l’indipendenza) ma in modo noioso e vuoto.

Le mie amiche mi riempiono la vita, parlo con loro, le osservo, imparo da loro, esco con loro. Cerco il più possibile di renderle parte della mia routine e viceversa. Casa mia è casa loro, mia mamma ama averle in casa (siamo in due ma abbiamo un divano da sei perché “se no le tue amiche dove le mettiamo?”)  e io vado quasi più d’accordo con i loro genitori che con loro.
Parliamo, parliamo tanto e ridiamo ancora di più ricordando aneddoti di feste e viaggi. I viaggi sono il filo conduttore di tutte le mie amicizie: ci sono amicizie nate durante un viaggio, amiche a distanza per le quali devo viaggiare, le mie compagne di vita delle quali ricordo le gite, lo scambio e lo stage.

Teoricamente sono figlia unica ma in pratica ho una sorella, siamo diverse e uguali al punto giusto, ci vediamo tutti i giorni e ogni giorno abbiamo qualcosa da dirci perché ogni momento della vita di una è importante e interessante per l’altra e in una giornata ci sono tanti momenti no? Io sono testarda e voglio sempre avere ragione e lei sorride e annuisce per non farmi star male, che tanto lo sa che litigando con me non si risolve nulla e poi quando sbaglio con il tempo lo capisco da sola e quando finalmente ci arrivo sorride e dice “brava amiga!”. Ha qualche problema con il farsi valere ma ci stiamo lavorando e nel frattempo ci penso io per entrambe. Sento le sue gioie un po’ mie e lo stesso succede con i famosi momenti “no”: quando a fine agosto ha dovuto salutare il suo ragazzo con la consapevolezza che non lo avrebbe più visto per due mesi (è forte la ragazza) mi sono svegliata piangendo, dopo aver sognato la scena. Sono piuttosto empatica con lei in particolare.

Questo è un momento in cui mi sento piuttosto demotivata, l’estate del 2016 mi ha aperto nuovi orizzonti e l’inizio della routine con la scuola mi sta sempre più stretta. Giugno, luglio e agosto sono stati mesi di scoperte, ho capito che nella mia vita voglio aiutare chi non ha avuto la mia stessa fortuna di ricevere l’amore e l’appoggio necessari per tenersi lontano dai guai, guai che intaccano la mente. Ho capito che tutto il mio tempo “sprecato” deve essere solo quello passato seduta su un aereo o un treno ad aspettare di raggiungere una meta. Ho capito che nonostante io sia abituata ad avere solo presenze permanenti e definitive nella mia vita, esistono incontri felici che possono durare anche solo il tempo di un viaggio ma aprono gli occhi e cambiano il modo di vedere le cose. Ho capito che non vedo l’ora di sapere cosa mi succederà, come diventerò, cosa farò e dove sarò nel mio futuro.

Questa sono io il 5 Gennaio del 2017, ma è ancora tutto da vedere.

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1964

Ya no es mágico el mundo. Te han dejado.
Ya no compartirás la clara luna
ni los lentos jardines. Ya no hay una
luna que no sea espejo del pasado,

cristal de soledad, sol de agonías.
Adiós las mutuas manos y las sienes
que acercaba el amor. Hoy sólo tienes
la fiel memoria y los desiertos días.

Nadie pierde (repites vanamente)
sino lo que no tiene y no ha tenido
nunca, pero no basta ser valiente

para aprender el arte del olvido.
Un símbolo, una rosa, te desgarra
y te puede matar una guitarra.

Ya no seré feliz. Tal vez no importa.
Hay tantas otras cosas en el mundo;
un instante cualquiera es más profundo
y diverso que el mar. La vida es corta

y aunque las horas son tan largas, una
oscura maravilla nos acecha,
la muerte, ese otro mar, esa otra flecha
que nos libra del sol y de la luna

y del amor. La dicha que me diste
y me quitaste debe ser borrada;
lo que era todo tiene que ser nada.

Sólo que me queda el goce de estar triste,
esa vana costumbre que me inclina
al Sur, a cierta puerta, a cierta esquina.

Poema de Jorge Luis Borges

 

WANDERLUST – La sindrome del viaggiatore

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Il forte desiderio o impulso di girare ed esplorare il mondo è perfettamente espresso in tutte le sue sfaccettature nel termine “wanderlust”. In italiano può essere tradotto con “la sindrome del viaggiatore” i cui principali sintomi sono: bisogno costante di fuggire dalla propria realtà quotidiana  e necessità di scoprire nuovi angoli del mondo, dai più conosciuti, come le grandi metropoli, a quelli meno famosi.

La sindrome del viaggiatore è dotata certamente di lati positivi ma anche di quelli negativi. Questi sorgono dal fatto che, talvolta, il viaggio può essere considerato  un modo per scappare dalla pressione delle prime responsabilità e le prime porte in faccia. Dico prime, perché parlo dal punto di vista di una liceale neodiciottenne e la sindrome in questione interessa perlopiù la fascia d’età che comprende gli adolescenti e i “nuovi adulti”, che si ritrovano catapultati in un mondo, quasi, nuovo. Ammetto di aver commesso questo errore un paio di volte, mi è capitato di lasciare faccende in sospeso qua e là, prendere e partire; questo ha però reso ancora più complicato il ritorno.

Il lato oscuro della sindrome del viaggiatore occupa fortunatamente solo una microscopica parte di essa. Quella del “wanderlust” è infatti perlopiù un’esperienza positiva in grado di provocare un scintillio negli occhi di chi ne parla e arricchire cuore, testa e anima. Mi rendo conto di quanto viaggiare, visitare, esplorare e osservare abbia aperto la mia mente e allargato i miei orizzonti, quando penso alla me di qualche anno fa: introversa e a tratti intimidita da tutto ciò che non era parte della quotidianità di una comune ragazzina. Ora invece guardandomi allo specchio, riconosco una persona con certamente qualche debolezza, ma anche tanta voglia di uscire dalla cosiddetta “comfort-zone”. Ogni passo compiuto per uscire da questa non è altro che un tassello che costruisce la nostra autostima, la nostra persona. I viaggi sono, soprattutto se affrontati in solitudine, una grande opportunità per crescere e superare i propri limiti.

Viaggiando ho inoltre imparato ad apprezzare soprattutto le piccole cose. Qualche anno fa per stupirmi sentivo il bisogno di esplorare le città e i monumenti più famosi, ora invece, dopo un’estate di più viaggi diversi tra loro, posso dire che al Big Ben ho preferito le camminate in solitudine al tramonto sul lungomare di un paesino inglese e le serate tra amici attraversando ponti sul Reno con vista mozzafiato sulle sue sponde illuminate.

Sono affetta dalla più grave forma della sindrome del viaggiatore e penso che sia il regalo più bello che io potessi fare alla mia persona.